Rodolfo Calanca, La meridiana di Giovanni Domenico Cassini in San Petronio

 

© Rodolfo Calanca, (nota del marzo 2005)

IL GRANDE HELIOMETRO DI CASSINI IN S. PETRONIO

Oggi come funziona?

Cenni sulle verifiche e le prime misure eseguite nei mesi di gennaio e febbraio 2005 che confermano uno stato di dissesto della meridiana cassiniana

 

INTRODUZIONE 

Il 21 giugno 1655 Giovanni Domenico Cassini, davanti ad una folla incredula di popolani e dotti, tracciò una linea meridiana sul pavimento della basilica di S. Petronio a Bologna, cuore di quello che diventerà il più importante “heliometro” del mondo.

Nell'anno delle celebrazioni del 350° anniversario della sua costruzione, rievoco la storia della grande realizzazione di Cassini e porto a conoscenza degli appassionati un fatto fino ad oggi sconosciuto: un ampio numero di recenti osservazioni del Sole alla meridiana, ed alcune verifiche preliminari sulla struttura, mostrano un suo inequivocabile degrado funzionale, tale da richiedere un urgente ed accurato intervento di restauro, indispensabile per salvaguardare quello che è universalmente riconosciuto come un autentico patrimonio storico-scientifico dell’umanità.

 

La Basilica di S. Petronio e la prima meridiana di Egnazio Danti

 

L’astronomia ha un debito non trascurabile nei confronti di Bologna, da quando, il 20 ottobre 1388, il consiglio generale dei Seicento, reggitore della città, stabilì che “i venerabili Signori del Collegio […] facciano edificare una bellissima e onorevole chiesa sotto il titolo di San Petronio, in quel luogo della città che sarà designato, in modo però che la fronte della chiesa si affacci sulla piazza della nostra città”.

Ora, l’unico lato disponibile in piazza Maggiore era il lato sud e se si voleva erigere la chiesa con la facciata sulla piazza, bisognava orientarla in direzione nord-sud, non ortodossa dal punto di vista liturgico, ma particolarmente vantaggiosa da quello astronomico.

La scarsa ortodossia religiosa era costituita dal fatto che, per mistica consuetudine, le chiese della cristianità, da secoli, erano orientate nel senso est-ovest, in modo che l’officiante potesse celebrare la messa con il volto rivolto verso Gerusalemme.

I bolognesi, che volevano una chiesa grande, la più imponente della cristianità, autentico simbolo dell’orgoglio cittadino, con disinvoltura ignorarono questa regola non scritta, e in ciò sta uno dei loro principali contributi alla scienza del cielo, perché inconsapevolmente favorirono l’erezione, al suo interno, di due importanti meridiane che, in epoche diverse, divennero note in tutto il mondo.

Il primo progetto della basilica, in seguito ridimensionato per gli astronomici costi, era ambiziosissimo: duecentoventiquattro metri di lunghezza per centocinquanta di larghezza in uno stile gotico che si ispirava a Santa Maria del Fiore.

L’incarico di edificare il magnifico tempio dedicato a S. Petronio, uno dei protettori della città, fu conferito al “muratore” Antonio di Vincenzo ma, dopo la posa della prima pietra avvenuta il 7 giugno 1390, i lavori di costruzione proseguirono lentamente e tra molte difficoltà economiche e politiche, lasciando incompleta la facciata, il cui parziale rivestimento fu eseguito nel 1538 dall’architetto Domenico di Varignana.

Negli anni 1575-1576 vide la luce la prima meridiana in S. Petronio opera del domenicano Egnazio Danti (1536-1586), professore dello Studio bolognese, noto per aver progettato quella di Santa Maria Novella a Firenze.

Eustachio Manfredi (1674-1739), direttore della specola bolognese nei primi decenni del Settecento, nella sua fondamentale opera De Gnomone Meridiano ci ricorda che: “[…] Egnazio Danti, matematico del ginnasio bolognese, prese l’iniziativa per far costruire nel Tempio una linea di marmo […] tuttavia egli non si peritò di costruire tale linea secondo la direzione del meridiano, e neppure la suddivise in parti, e neppure eseguì la misura partendo dalla perpendicolare, in quanto egli considerò sufficiente individuare il momento dei solstizi, per mezzo dei punti estremi raggiunti dall’immagine solare”. 

In altre parole, Danti non realizzò una vera e propria meridiana, bensì una linea declinante di 9° verso ponente rispetto al meridiano, forse perché impedito dalla presenza delle gigantesche colonne ai lati della navata principale. Questo disassamento non pregiudicava però le osservazioni del Sole al solstizio estivo e agli equinozi, necessarie al calcolo dell’esatta durata dell’anno e della data della Pasqua. Ed erano queste grandezze che Danti, a quel tempo consulente del Papa per la riforma del calendario, desiderava determinare con la massima precisione possibile. Nel suo “strumento” la luce del Sole passava attraverso un foro di 25 millimetri, praticato in una lastra di ferro collocata alla sommità della parete a sud della quinta campata, che allora rappresentava il fondo della navata sinistra.

Alla metà del Seicento il famoso gesuita-astronomo Giovanni Battista Riccioli (1598-1671), durante una verifica dello stato della “linea” del Danti, trovò che la lastra, inclinata di 60° rispetto alla verticale, era stata mal ricollocata da un muratore che non aveva rispettato l’angolo di 45° imposto dal Danti in modo che essa fosse esattamente perpendicolare ai raggi solari agli equinozi.

Cassini ed il nuovo grande heliometro

 Il colpo di grazia alla meridiana di Danti fu inferto dai lavori di ampliamento della basilica eseguiti nel 1653, che comportarono l’abbattimento del muro meridionale al quale era agganciata la lastra di ferro con il foro gnomonico.

A lungo si discusse se una nuova meridiana dovesse sostituire la precedente, ma la maggior parte delle autorità bolognesi sembrava propensa a trasferire quella di Danti, ancora declinante di 9°, nel nuovo fornice appena aggiunto alla basilica.

Giovanni Domenico Cassini, da cinque anni professore di astronomia allo Studio bolognese, riteneva invece che ponendo il foro gnomonico nella volta, ad un’altezza di 27 metri, si sarebbe ottenuta una nuova linea, in questo caso realmente meridiana, di straordinaria lunghezza (oltre 67 metri complessivi) capace di fornire le altezze del Sole per tutto l’anno, incluso il momento del solstizio d’inverno.

Il progetto del grande heliometro, così chiamato da Cassini per enfatizzarne la funzione di strumento misuratore del diametro solare, non sollevò l’entusiasmo né degli studiosi e neppure delle autorità cittadine. Anzi, esso fu palesemente osteggiato e forti furono le resistenze in Senato, chiamato ad esprimere il proprio vincolante parere all’opera. I dubbi, alimentati da alcuni colleghi dello Studio e dai gesuiti del Collegio di S. Lucia, riguardavano l’effettiva possibilità di far passare la linea meridiana tra le colonne del tempio. Il generale scetticismo non scalfì però la fiducia di Cassini che nutriva piena fiducia in alcuni rilievi astronomici attraverso i quali era risalito all’esatto orientamento della basilica e che palesavano la piena fattibilità di una nuova linea meridiana.

Grazie al marchese Cornelio Malvasia, una delle personalità bolognesi più influenti del tempo, che appassionatamente lo sostenne, esso fu approvato e allo stesso Cassini fu assegnata la totale responsabilità della messa in opera del grande strumento.

L’inizio delle complesse operazioni di tracciamento della linea, fissato per il transito meridiano del Sole del 21 giugno 1655, fu annunciato da Cassini in modo spettacolare: “In questo solstizio estivo celeste in S. Petronio si pone la prima pietra di una Scienza che va restaurata dalle fondamenta: si osserva il solstizio attuale; si traccia la via del Sole intorno a mezzodì: ivi nel pavimento, la linea meridiana, che il Sole, penetrando dalla parte più alta del fornice orientale, illuminerà per il decorso dell’intero anno nell’esatto punto di mezzodì, studiata per le osservazioni quotidiane del Sole, della Luna e delle più importanti stelle, e per esperimenti fisici, viene tracciata senza interruzioni, e viene esposta alla pubblica critica nei giorni 21 e 22 di giugno, all’ora 15a dell’orologio civile”.    

Nei giorni precedenti, Bernardino Bonini, il muratore incaricato dei lavori, aveva praticato un’apertura nel tetto della navata minore orientale in corrispondenza del pilastro tra la settima e l’ottava cappella e, su indicazione di Cassini, aveva tagliato, in parte, uno dei contrafforti della navata maggiore che ostacolava il passaggio dei raggi solari durante il solstizio invernale. Poi, nell’intradosso della volta aveva murato una lapide di marmo che portava una lastra di ottone con il foro di ingresso della luce di 27 millimetri di diametro.

Il giorno del solstizio, anche il campanaro di S. Petronio fu coinvolto: egli fece un recinto con le panche isolando la navata in modo che il popolino non intralciasse le attività dell’astronomo che, quattro decenni dopo, così descriveva le operazioni che svolse sotto gli occhi attenti di un folto pubblico: “Nel giorno […] del Solstizio Estivo del medesimo anno [1655], subito che l’immagine del sole, lasciata la Colonna, cade nel pavimento livellato, si cominciò a segnarvi la Linea curva, che vi descriveva tanto il margine Settentrionale quanto il meridionale di quest’immagine, indi con un travicello armato con due punte di ferro in forma di Compasso, fatto centro il punto perpendicolare [la proiezione sul pavimento del foro dello gnomone] segnato nel marmo, con l’altra punta descrivevasi un circolo, che tagliava in due punti assai lontano l’uno dall’altro una delle linee descritte dai margini [dell’immagine del Sole], e la Linea curva che restava dentro le intersezioni dividevasi nel mezzo con un punto che cadeva nella Meridiana tirata dal punto perpendicolare […] Tirassi dunque per questo punto e per lo verticale un filo ben teso, che prolungato passava tra le dette due Colonne come fa al presente la Linea incastrata fra le due strisce di Marmo”.

L’altezza del foro e la sua proiezione sul pavimento fu trovata da Cassini mediante un filo a piombo: “[…] fu mandato dal centro del foro un sottilissimo filo di rame tirato da un gran peso, che si faceva cadere in una fossetta cavata nel Pavimento, in cui si incrociavano due fili che nella comune intersezione toccavano il filo perpendicolare, quando era in riposo, e segnato i luoghi dei fili nel margine della fossa vi si pose primieramente una pietra di Marmo […] in cui si notò […] il punto corrispondente al verticale. Sopra questo marmo fu elevato una catena formata di travicelli […] e questa fu terminata al circolo superiore della lastra per poter misurare la sua altezza che fu di piedi 71 e once 5 del piede di Bologna [27,07 metri]”.

Prestò particolare cura al livellamento della linea meridiana, per mezzo di “un alveo cavato nel Pavimento dal punto verticale fino al muro della Facciata in cui si pose un Canale pieno d’Acqua” e fece poi inserire due strisce di marmo tra le quali fu incastrata una lamina di ferro che esattamente individuava il meridiano. Per completare l’opera, riportò nel marmo l’immagine del Sole nella posizione osservata nel solstizio estivo del 1655, il cui asse maggiore era pari a 31,2 centimetri e, nel successivo solstizio invernale, fece incidere l’immagine fortemente ellittica del Sole, il cui asse maggiore raggiungeva i 182,9 centimetri. Il centro dell’ellisse solstiziale invernale è separato dal piede del foro gnomonico di ben 66,80 metri e questa distanza, la più lunga del mondo, equivale a circa 1/600 000 della lunghezza del meridiano.

 

I risultati scientifici di Cassini derivati dalle osservazioni all’heliometro

 Negli anni successivi, la nuova gigantesca linea gnomonica permise a Cassini di attivare un importantissimo programma di ricerca sul moto solare, nel corso del quale inaspettatamente trovò che la rifrazione astronomica non si annullava a 45° di altezza, così come aveva invece supposto Tycho alla fine del secolo precedente.

Questa scoperta fu così importante da indirizzarlo verso ricerche che lo condussero alla formulazione di nuove, anche se provvisorie, tavole delle rifrazioni, che si rivelarono indispensabili per correggere le osservazioni astronomiche, e a focalizzare la sua attenzione, per molti anni, sulla determinazione della parallasse solare, il fattore di scala dal quale dipendono le reali dimensioni delle orbite planetarie. Altre conseguenze dirette delle osservazioni in S. Petronio furono una migliore determinazione di grandezze astronomiche fondamentali, quali l’obliquità dell’eclittica, l’eccentricità solare e la posizione dell’apogeo del Sole (Cassini, per non stuzzicare l’Inquisizione, non parla mai, come invece facevano i copernicani più spregiudicati, dei moti della Terra ma sempre e soltanto di moto solare).

 In un primo tempo Cassini aveva adottato i valori della rifrazione astronomica di Tycho Brahe ma, in seguito, fu costretto a ripudiare il lavoro dell’astronomo danese. Ciò accadde quando le sue osservazioni alla meridiana sembravano ingannevolmente condurlo alla costruzione di accurate tavole per la determinazione della longitudine eclittica solare.

Nei solstizi del 1655 Cassini aveva misurato alla meridiana le distanze zenitali del Sole, non correggendole però per la rifrazione, così come stabilivano gli insegnamenti di Tycho. Con questi dati, ricavò nuovi valori dell’obliquità dell’eclittica e della latitudine di S. Petronio e, per loro tramite, calcolò le longitudini del Sole durante l’anno. Dopo aver raccolto ed esaminato le osservazioni meridiane dal successivo equinozio di primavera, si avvide però che le nuove longitudini non concordavano con le sue effemeridi.

Dopo attente riflessioni e numerose verifiche alla meridiana, concluse che le tavole di Tycho erano concettualmente sbagliate: la mancata correzione per la rifrazione dell’altezza apparente del Sole anche oltre i 45° sull’orizzonte, falsava in modo intollerabile le grandezze che entrano nei calcoli del moto solare. Un’attenta analisi sperimentale, corroborata da osservazioni astronomiche condotte nell’arco di molti anni, gli consentì di elaborare due teorie della rifrazione atmosferica che videro la luce a dieci anni di distanza, la prima nel 1662, la seconda nel 1672, quando era già da tre anni in Francia al servizio del Re Sole.

Come spesso accade quando si propone un’idea dal contenuto troppo innovativo, non mancarono le critiche. Pietro Mengoli (1625-1686), professore di Meccaniche nello stesso Studio bolognese, fermamente convinto che la rifrazione cassiniana fosse erronea, ipotizzò che le sue misure meridiane del Sole all’heliometro contenessero errori introdotti dall’assestamento strutturale dell’intera basilica, assestamenti che comunque vi furono e che ridussero la precisione dello strumento.

Cassini non ebbe però difficoltà a dimostrare l’infondatezza delle critiche, anche se la sua teoria sulla deviazione subita dalla luce nell’attraversare l’atmosfera fu illustrata per la prima volta, in termini matematici, solamente nel 1740 dal figlio Jacques Cassini (1677-1756) nei suoi Éléments d’astronomie. Essa si basava su di un modello di atmosfera ritenuta di densità costante e questa sua arbitrarietà conduceva a valori inammissibili per l’altezza dell’atmosfera, che risulterebbe, infatti, di appena 3 chilometri. Ciò non toglie però che, fino a 75° di distanza zenitale, le tavole dell’astronomo ligure si discostano poco anche da quelle più moderne: esse furono utilizzate per la compilazione delle effemeridi della Connaissance des temps parigina fino al 1761.

 

Nel 1660, dopo quasi cinque anni d’osservazioni, calcoli e di un fuoco di fila di accese contestazioni provenienti sia dall’ambiente dello Studio sia dai gesuiti di S. Lucia, Cassini fu finalmente in grado di compilare delle precisissime effemeridi del Sole e di verificare sperimentalmente, per la prima volta, uno degli assunti fondamentali della nuova astronomia: la seconda legge di Kepler.

 

 La precisione dell’heliometro e gli interventi di restauro del Sei-Settecento

 Nei primi 4-5 anni dopo la sua costruzione, il grande heliometro cassiniano conservava una notevolissima precisione, non differendo quasi mai più di ±10”÷12” dai moderni valori teorici nella distanza zenitale del Sole. L’entità dell’errore, veramente piccola, era ampiamente inferiore a quella degli altri strumenti di misura angolare (quadranti, sestanti, ecc.) impiegati dagli astronomi del tempo. Un recente studio di Allan Chapman, noto storico dell’astronomia, riguardante la precisione degli strumenti di misura angolare tra il 1500 ed il 1850, attribuisce il raggiungimento di questo livello di accuratezza (cioè ±10”) alle osservazioni di posizione delle stelle eseguite da John Flamsteed (1646-1719) verso la fine del Seicento, circa 50 anni dopo le osservazioni solari in S. Petronio.

Chapman, nella sua analisi, ignora completamente le misure di Cassini che, invece, meritano di essere ampiamente rivalutate come le più accurate del suo secolo.

Abbiamo già accennato al fatto che, verso la fine degli anni ’60 del Seicento, si cominciò a sospettare che gli assestamenti strutturali di S. Petronio, superiori al previsto, potessero alterare la precisione della meridiana.

Mengoli, avversario di Cassini e della sua teoria delle rifrazioni, con ragione scriveva: “Le catene della nave di mezzo trasversali [di S. Petronio], quando fu fatta la nuova fabbrica […] erano molto ben tese, e diritte: adesso tutte sono curve: segno evidente, che i pilastri maestri della Chiesa si sono l’uno all’altro accostati; e che la volta sopra i capitelli de’ pilastri si è inalzata. […] [ora] se la volta Orientale laterale è depressa, sarà diminuita l’altezza del Gnomone […] fatte minori delle notate nel pilastro: e alle tangenti osservate si doveranno ascrivere maggiori numeri de gli ascritti […] e oltre di tutto questo, si può dubitare, se il centro del buco [il foro di passaggio della luce solare] ancora persevera impendente sopra la linea delle tangenti: e se il piano per lo centro del buco, e per la linea delle tangenti è verticale”.

Alcuni interventi per ripristinare la piena funzionalità della meridiana non diedero però i risultati sperati, tanto che Cassini, nel 1695, di ritorno in Italia dopo molti anni, fu costretto a soggiornare a lungo a Bologna per “ristabilire nello stato primiero la Meridiana”. L’astronomo fece costruire una nuova lastra metallica, col foro gnomonico di forma conica, che fu collocata nella volta con molta cura ed esattamente nella posizione originale.

Il secondo intervento riguardava invece una nuova livellazione della barra in ferro che costituiva la linea di fede della meridiana.

Dal 1697 al 1727 Eustachio Manfredi (1674-1739), direttore della specola bolognese, eseguì numerose osservazioni alla meridiana dalle quali emergeva chiaramente la variabilità dell’obliquità dell’eclittica. Egli riscontrò però delle alterazioni nella linea meridiana e nella posizione del foro gnomonico che, nel 1776, furono tali da costringere i fabbricieri di S. Petronio a deliberare una nuova revisione dello strumento, della quale fu incaricato Eustachio Zanotti (1709-1782), successore di Manfredi. Lo stato attuale della meridiana, con i suoi marmi e la linea di fede in ottone è esattamente quella che ci ha lasciato lo Zanotti.

Nei due secoli successivi nessun altro intervento strutturale sulla meridiana è stato eseguito; in quello stesso periodo, l’unica verifica del suo funzionamento fu curata nel 1904 dal topografo dell’Università di Bologna Federigo Guarducci, il quale concludeva che “il foro gnomonico era ancora sulla verticale dell’origine della linea e che l’altezza di esso sulla sua proiezione è ancora quale fu lasciata da Zanotti nel 1780 [si veda il box a fianco sulle caratteristiche dimensionali della meridiana cassiniana]”. Egli aggiungeva inoltre; “…secondo ogni probabilità, la stabilità dell’edificio di S. Petronio, almeno nelle parti aventi relazione colla meridiana, si mantiene da gran tempo pressoché perfetta”.

Dal 1904 ad oggi, però, molte cose sono accadute: i violentissimi bombardamenti di Bologna durante la seconda guerra mondiale (un’enorme bomba semidistrusse l’Archiginnasio, a 50 metri in linea d’aria da S. Petronio), terremoti, fenomeni di subsidenza, abbassamento della falda acquifera, l’intenso traffico urbano intorno alla Basilica, ecc.

Alla luce di quanto è accaduto e tuttora accade, qual è oggi lo stato di salute della grande meridiana?

La meridiana di Cassini: oggi come funziona?           

Nel 2001 due abili e volenterosi gnomonisti bolognesi, Giovanni Paltrinieri e Sergio Giordani iniziarono la raccolta delle osservazioni solari alla meridiana, recandosi ogni giorno sereno, al mezzodì vero, in S. Petronio. I dati raccolti, oltre 150 osservazioni, mi sono stati gentilmente forniti da Paltrinieri e Giordani, e già fin da una prima approssimativa analisi mi ha colpito il fatto che l’errore nelle distanze zenitali del Sole era mediamente dieci volte superiore a quello riscontrato nelle osservazioni di Cassini del 1655-1660. Esso sembrava indicare una diminuzione dell’altezza, niente affatto trascurabile, del foro gnomonico.

Che cosa era accaduto? Per saperne di più ho chiesto la collaborazione del Prof. Aldo Vitagliano dell’Università di Napoli  e del Dott. Alberto Nicelli, noto gnomonista.

Entrambi hanno pienamente confermato i miei iniziali sospetti, convenendo che la meridiana ha indubbiamente subito, negli ultimi 80 anni, un dissesto che ne altera in modo evidente la funzionalità. In particolare, Nicelli ha proposto un modello degli errori che quantifica in modo eccellente l'attuale stato della meridiana, che qui riassumo:

 

  • un dislivello in discesa della linea meridiana, procedendo dal Vertice verso l’estremità Nord, di 3,3  +/-  0,8 cm
  • una variazione dell’altezza gnomonica pari a  2  +/-  9 mm
  • uno spostamento del foro verso Nord  di 2,4  +/-  0,4 cm

 

Per verificare se i  calcoli relativi al modello degli errori sistematici della meridiana appena esposti aderivano alla realtà fu deciso di procedere ad una prima sommaria verifica in San Petronio. Giovanni Paltrinieri si prese l'incarico di organizzare l'incontro per ottenere queste misure, incontro che fu fissato per l'8 gennaio u.s. Quella mattina si diedero appuntamento in san Petronio, oltre, ovviamente, al citato Giovanni Paltrinieri,  l'Ing. Alessandro Gunella, esperto topografo e noto cultore di gnomonica, Alberto Nicelli e lo scrivente Rodolfo Calanca.

Ad eseguire le misure fu ovviamente Gunella che, con il suo distanziametro laser, determinò la distanza tra il foro gnomonico ed il vertice (si vedano le foto allegate a questo resoconto) e, tramite un filo a piombo che fu calato dal foro da Paltrinieri, determinò lo spostamento dello stesso.

E' DI GRANDE RILIEVO IL FATTO CHE LE MISURE DI GUNELLA HANNO PIENAMENTE CONFERMATO LE PREVISIONI DI NICELLI.  

Mancava ora solamente un’ultima verifica, quella dell’orizzontalità del linea meridiana.

Il 5 febbraio 2005, Giovanni Paltrinieri, Lorenzo Reggiani e Paola Ferri, con l’ausilio di un livello Zeiss Jena NI-002, eseguirono dei rilievi di quota sulla linea, notando che l’estremo punto nord della stessa era più basso di quasi 4,2 cm del suo vertice, mentre il valore medio del dislivello della linea era molto vicino ai 3,3 cm previsti da Nicelli.    

Paltrinieri, Reggiani e Ferri ritengono che “nel volgere di un secolo esatto si sia manifestata nella Basilica una modificazione sensibile dell’intera struttura, tanto da far supporre una rotazione dell’edificio che, facendo fulcro nel Punto Verticale, si è abbassato in corrispondenza della proiezione del solstizio invernale. I segni di maggior cedimento si sono verificati in dirittura dei due grandi pilastri che fiancheggiano la linea”.

 

 

ECCO ALCUNE FOTO ESEGUITE DURANTE I RILIEVI SULLA MERIDIANA  CASSINIANA IN SAN PETRONIO DELL'8 GENNAIO 2005 EFFETTUATI DA A. GUNELLA, CON L'ASSISTENZA DI A. NICELLI, G. PALTRINIERI E R. CALANCA

 

 

Gunella, assistito da Nicelli,  effettua la taratura del  distanziometro

laser (foto Rodolfo Calanca).

 

Gunella e Nicelli procedono ad alcune misurazioni

preliminari (foto Rodolfo Calanca).

 

Nella foto si intravede appena il filo, lungo 27 metri, fatto calare

da Paltrinieri attraverso il foro gnomonico (foto Rodolfo Calanca).

 

Gunella rileva la posizione della proiezione del  foro gnomonico

sul pavimento di S. Petronio (foto Rodolfo Calanca).

     

FOTO IN  SAN PETRONIO

DEL 3 FEBBRAIO 2005

 

LA LINEA MERIDIANA

 

L'immagine del Sole su di una colonna il 3 febbraio 2005

(foto Rodolfo Calanca).

 

In questa foto si vede buona parte della linea meridiana

di Cassini (foto Rodolfo Calanca).

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